lunedì 11 maggio 2009

Una mattina di ordinario trambusto

Mi alzo, apro la finestra e saluto una bambina affacciata al balcone del palazzo di fronte su via La Salle. Non che la conosca, ma mi guarda e la saluto, lei risponde timidamente. Ha il grembiule azzurro, le trecce nere pettinate ben strette, la pelle scura degli indiani, strano da quanto tempo abita qui? Non ci sono molti indiani in zona. Curiosa continua a guardarmi mi saluta di nuovo e questa volta il sorriso si apre e scopre una fila di dentini bianchissimi, sì credo proprio sia indiana. Più tardi la vedo uscire sulla strada e girare a sinistra in via Noè con lo zainetto colorato e le lunghe trecce lucide.
In via Noè stamattina c'è un gran trambusto: squadre anti incendio, squadre anti droga, polizia, carabinieri e i militari con le loro divise mimetiche. Non mi piace vedere i militari girare per il quartiere, ma non sarebbe stato meglio usare quei soldi per dare mezzi migliori a polizia e carabinieri che ne hanno un gran bisogno? Proprio non capisco, o forse capisco fin troppo bene e quel che capisco non mi piace.
Un blitz, ogni tanto succede, in effetti intorno a quel palazzo si notavano strani movimenti da qualche tempo.
Passo tra le forze dell'ordine e vado al bar Roma per il caffè, tra gli avventori stamattina c'è una donna ancora giovane ma rovinata dall'alcool, la conosco, la vedo sempre sostare sotto la tettoia dei contadini intenta a discutere ad alta voce con personaggi invisibili, in mano immancabilmente il cartone del Tavernello.
Chiede un caffè e un bicchiere d'acqua. Un bicchier d'acqua? E' sicura? Le chiede il barista, ma lei non coglie la battuta, il cervello non funziona più, non sente, la testa è già altrove, beve in fretta ed esce.
Mi domando se i numerosi clochard, alcoolisti, indigenti, che frequentano il caffé Roma, mi domando se qualche volta pagano le consumazioni, forse qualche volta sì, quando hanno il denaro, in ogni caso sono sempre accolti con rispetto, con un sorriso, con una battuta, come tutti gli altri habitué paganti.

domenica 12 aprile 2009

Oggi è il giorno di Pasqua

Oggi è Pasqua. Piove. Esco presto per la solita passeggiata prima di iniziare qualsiasi attività. Forse quest'abitudine di uscire la mattina è il retaggio del tempo in cui uscivo per andare al lavoro? Chissà.
Attraverso la piazza del mercato, vuota e ripulita. Come sempre hanno ritirato i banchi e tutta la spazzatura: cassette di legno e di plastica, avanzi di frutta e verdura, sacchetti e cartacce, anche la carta bianca e blu a festoni e tutte quelle bottiglie di birra lasciate a terra dalla gente dell'est europeo che affolla lo spazio davanti alla tettoia dell'orologio sbevazzando a tutte le ore del giorno. Tutto è a posto e la piazza è vuota, il pavimento in pietra è lucente di pioggia. Passo sotto le porte palatine poi verso piazza Castello. Sotto gli archi di fianco al duomo i miei passi rimbombano, non c'è ancora nessuno in giro, neanche la solita zingara che se ne sta sempre qui seduta a terra con la mano tesa augurando a tutti tanta fortuna. Mentre scendo verso via Po sotto i portici di piazza Castello incontro il mendicante cieco che sta andando a posizionarsi sull'angolo con via Accademia delle Scienze e per tutto il giorno chiederà l'elemosina ripetendo la solita litania. Vado a bere il cappuccino da Antonio. Antonio ha aperto da poco ma è già allegro e pimpante. Fischietta canta mentre disegna ghirigori di schiuma di latte sulla tazza. Passo a prendere il giornale e rientro, ha smesso di piovere, ma sarà per poco. Passo ancora in piazza Castello e sento da lontano la voce inconfondibile del mendicante cieco che ha iniziato la giornata: 'tanti auguri a voi e alle vostre famiglllie ...non c'è denaro che valga la visssta'. La piazza è più animata ora, gruppi di turisti guardano nella stessa direzione, ora a destra, ora a sinistra seguendo le spiegazioni delle guide. In via XX settembre incontro un altro habitué, sta sistemando la sua pianola e lo sgabello, per tutto il giorno, pioggia permettendo, ripeterà lo stesso motivetto sperando nelle monetine lasciate dai passanti. Il giorno di Pasqua inizia e io mi ritiro. Oggi starò a casa.

Il pane per Omar

Più del solito oggi il mercato è un esplosione di gente e di colori. Domani è Pasqua. Io non andrò via, il tempo è brutto e si prevede ancora pioggia. Con fatica riesco a fare spesa: pane e cose varie per i panini, se il tempo migliorasse andrò a fare una camminata sulle colline di Torino. Il mercato sotto la tettoia dell'orologio è gremito di gente, si fa fatica a camminare, ugualmente affollato è il mercato dei contadini.
Nonostante la pioggia i banchi sono tanti, ci sono tutti i soliti produttori e anche tanti nuovi venditori occasionali. E quanti colori, molti espongono grandi mazzi di lillà, e lunghi rami di fiori di pesco, poi fiori gialli, fiori rossi insieme alle tante erbe tipiche della stagione. La primavera è esplosa, ma il tempo continua ad essere incerto.
Ho fatto un giro presto, perchè sapevo che più tardi sarebbe stato troppo affollato. Una meraviglia come sempre, un bagno di folla di colori e di odori.
Tornata a casa sotto la pioggia, posando le mie borse noto una scritta con il pennarello sul sacchetto del pane: OMAR UNA CIABATTA GIALLA. Mi sono ritrovata il sacchetto di Omar. La panettiera sicuramente aveva messo da parte il sacchetto con il pane per Omar, ma Omar oggi forse non ha comprato il pane, oppure chissà, ne ha comprato più del solito e il sacchetto non è servito, così lo ha riciclato ed è toccato a me.

giovedì 5 marzo 2009

What a wonderful world

Piove e fa freddo, fa freddo e piove da almeno tre giorni. Ma non ho voluto chiudermi in casa neanche oggi. Sono uscita ho deciso di fare una passeggiata sotto l'acqua, ma dove andare?
Piazza Castello e via Po sotto i portici, poi avevo voglia di tuffarmi in un quadro diverso da quello delle vie e delle piazze argentate e lucenti d'acqua, pur belle, ma desideravo soprattutto un posto asciutto!
Un caffé da Antonio. Antonio gestisce in via Po il caffè dell'Università. Qui, oltre che all'asciutto si fa un tuffo nel passato. Il locale è in stile liberty, i due gestori due personaggi fuori dal tempo, sulle pareti ritratti di Dean Martin, Frank Sinatra, Elvis e altri grandi dell'epoca, immancabile un sottofondo musicale di buon vecchio jazz.
Antonio stava preparando una cioccolata a ritmo di musica, mentre la voce calda di Louis Armstrong diffondeva nel locale Oh when the saints go marching in Oh when the saints go marching in .... due chiacchiere con Antonio, poi, sulle ultime note di What a wonderful world ancora cantata da Armstrong, sono uscita sulle strade d'argento diretta a Porta Palazzo.
Al mercato mancavano parecchi banchi di abbigliamento e articoli vari, con questa pioggia solo i cinesi resistevano imperterriti, loro lavorano sempre. I banchi di frutta e verdura invece c'erano tutti. Sotto i teli pesanti e zuppi d'acqua i venditori allegri ed urlanti come sempre, invitavano i clienti all'acquisto. Certo, la gente mangia tutti i giorni e conviene esserci. Mi sono infilata tra gli ombrelli d'ogni colore che procedevano ondeggiando sotto un'acqua implacabile.
Ho comprato un po' di frutta, ho infilato i pacchetti nella borsa di tela umida ho ritirato il resto mentre goccioloni freddi mi cadevano sulla mano. Cercando di evitare le pozzanghere più grosse mi sono avviata verso casa con le note di Armstrong ancora in testa:
And I think to myself, what a wonderful world
Yes, I think to myself, what a wonderful world

YES IT'S WONDERFUL, ma non è un po' troppo umido?

sabato 31 gennaio 2009

I giorni della merla

Sono rientrata da un altro viaggio: Etiopia. Un viaggio in Africa lascia sempre un segno profondo, spesso doloroso. E' passata una settimana e stamattina per la prima volta mi sono sentita in Italia, a Torino, a Porta Palazzo. Un bel balzo dal caldo etiope al gelo dei giorni della merla.
In settimana avevo fatto qualche giro al mercato, ma la testa era ancora lontana e non trovavo tra i contadini le facce di sempre. Forse il gran freddo li aveva tenuti lontani? Oppure in gennaio non c'è molto da offrire e non val la pena spostarsi? Forse un po' tutt'e due.
Oggi è sabato 31 gennaio, si gela, ma c'è il sole ed ho ritrovato tra la gente l'energia di sempre.

Sulla piazza un colore predomina su tutti, un colore e un profumo che richiamano il tepore, il clima mite del nostro meridione. L'arancio degli agrumi. Montagne di cassette piene di aranci, sui banchi piramidi di ogni sorta di frutti di colore arancio. Così tanti agrumi e magari tutti venduti in una sola giornata!
Le grida dei venditori si incrociano:
Solo qui il vero tarocco.
Dolcissimi e senza semi signora!
Le arancebbelle di Sicilia,
Trecchilidueeuro assaggi signora!

Mi sposto sotto la tettoia dei contadini, i banchi ci sono quasi tutti, ma è ancora un po' sotto tono. Il colore che predomina è il verde in tutte le sue tonalità, interrotto dall'arancio sì, ma è l'arancio delle zucche. Qui si sente ancora l'inverno.
Perfino la signora delle uova è meno rapida del solito. Il viso già minuto si perde dentro un groviglio di sciarpe tenute insieme dal cappuccio del giaccone, le dita magre e viola escono dai guanti tagliati e si muovono a fatica. Parla e racconta, racconta di quanta neve è venuta a Carrù, di come han dovuto scaricare il tetto e non è finita, da stasera riprenderà a nevicare e lei ha un gran raffreddore e il fratello ha 'la sciatica', ma dice queste cose senza lamentarsi, è così e basta, è normale. Passerà. Non ha le solite cataste di uova da vendere, ne ha meno del solito, forse con il freddo anche le galline producono meno uova? Vorrei chiederglielo, ma intanto mi ha servita e mi ha dato la ricetta per fare strudel.
Freddo freddo, ho anch'io le mani intirizzite, non sento più i piedi e il naso è gelato, faccio un ultimo giro tra i banchi, vedo qualcosa di diverso: tra le verdure tipiche della stagione fredda, tra cavoli e porri compaiono i primi segnali della primavera, i girasoli, i primi girasoli della stagione.

mercoledì 3 dicembre 2008

Wilma, la storia di un nome

Non so perché mi sia venuta l'idea di scriverla qui questa storia, non è una scena di porta palazzo, o forse sì, lo è perché io a porta palazzo ci vivo e comunque questa è la storia di un nome ma è anche una storia di emigrazione.

Non ho mai capito perchè mia madre avesse scelto per me questo nome: Wilma. Sono certa che è stata lei a sceglierlo e mio padre lo ha accettato. Non gliel'ho mai chiesto perchè ce n'era del tempo per parlarne! I genitori sembra non debbano morire mai, invece lei è morta ed è morto anche mio padre e questa domanda è rimasta senza risposta.

Come è venuto in mente quel nome a mia madre diciannovenne ancora scossa da una guerra terribile terminata solo 4 anni prima. Come ha fatto a scovarlo in un paese sperduto tra le Langhe, in una gelida giornata di febbraio, con la neve che cadeva da giorni, con le strade chiuse. Un parto difficile, portato a termine con il solo aiuto di sua madre e della 'levatrice'. Da dove è venuto fuori il nome Vilma in un'epoca in cui si imponevano ai bambini i nomi dei nonni oppure si sceglievano sul calendario.

Mia madre ha voluto chiamarmi così, quel Wilma che si è trasformato in Vilma perchè una legge fascista ancora esistente non permetteva l'uso di nomi 'stranieri'. Battezzata perché. Non c'è un perché i neonati si battezzavano e basta.
Il vecchio don Gallesio non voleva saperne di amministrare il sacramento alla neonata usando quello strano nome, non avrebbe avuto santi protettori. Impossibile. Che fare? Mia madre a letto, ancora debole, voleva quel nome e qui deve essere intervenuto mio padre, perchè lui da solo mi portò in chiesa, camminando a piedi nella neve alta e con il parroco giunse ad un compromesso. In chiesa, ma solo in chiesa la neonata si sarebbe chiamata anche Maria.
Sorrido al pensiero, perchè la stessa cosa fece mio padre quando nacque mio fratello, anche in quel caso intervenne sul nome, ma questa è un'altra storia.

E allora Wilma, Mariavilma. Vilma, da dove arriva questo nome?

A Torino, dove I miei genitori si trasferirono per sfuggire alla miseria del dopo guerra, iniziai la scuola elementare.
Le mie compagne si chiamavano: Anna Maria, Giusi, Antonietta, Teresina, Mariangela e io Vilma.
Erano nate a Torino e io nelle Langhe. Non osavo dire dove ero nata, perchè mi guardavano in modo strano (anche le maestre). E dov'è questo posto?
Straniera.

Ebbene, ho capito. Ho capito molto tempo dopo da dove arrivava questo nome insolito.

Qualche anno fa mio fratello ha scritto la storia dei nostri bisnonni, una bella storia, e per ricostruirla abbiamo fatto ricerche in comune, abbiamo scovato e letto vecchie lettere, abbiamo riagganciato i discendenti di un fratello della nonna emigrato in Argentina ai primi del 900.

Proprio una lettera di Cesare, il fratello maggiore della nonna e zio di mia madre mi ha svelato il mistero.
Nella lettera, inviata nel 1938, Cesare scrive a mia nonna di quanto fosse dura la vita in Argentina, parla della nascita dei figli, ne aveva già una di nome Ellèna (come la bisnonna) e ora, altre bocche da sfamare, erano nate due 'binelle' chiamate Esther e Wilma.
Ecco! Ecco da dove arriva il mio nome. Mia madre aveva allora 8 o 10 anni deve aver sentito mia nonna leggere ad alta voce la lettera, il nome le deve essere piaciuto, lo ha memorizzato e ha deciso lo avrebbe dato a sua fglia.
E' così in quella gelida giornata di febbraio, un metro di neve, un parto difficile, il medico che non arriva, madre e figlia che lottano contro la morte , quel nome viene fuori: Wilma

Nel 2007 sono andata in Argentina. Le gemelle erano ancora in vita, Wilma viveva in Texas dove si era trasferita con il figlio Carlos. Esther invece l'ho incontrata a Buenos Aires ho conosciuto la cugina di mia madre, la figlia di quel Cesare che scrisse in quella lettera di tanti anni prima, quel nome per me così importante.
Ho scoperto che in Cile ed in Argentina il nome Wilma o Vilma è molto diffuso. In Cile a Puerto Mont, sul porto c'è un ristorantino che si chiama "Wilma". Si chiamava Vilma anche la proprietaria di un alberghetto dove ho dormito a Punta Arenas. C'è perfino una Wilma nel film cileno che ha vinto il Torino Film Festival: Tony Manero.

mercoledì 29 ottobre 2008

Quanto costa una testa d'aglio?

Ho lavorato alcuni giorni al salone di Terra Madre di fianco a quello del Gusto.
Alla sera arrivavo a casa molto tardi, niente mercato, negozi chiusi e in casa non avevo più nulla da mangiare. Certo arrivare dal salone del gusto e prepararsi una pasta in bianco e nient'altro è il colmo, ma in questi giorni ho fatto così.
Stamattina vado finalmente al mercato.
Prima tappa caffè Roma
La vita ha ripreso il suo ritmo: c'è un arabo che beve il caffè macchiato e un bicchier d'acqua, un africano con un cappuccino e un cinese che fa colazione con cappuccino e croissant. Questa è la cosa che mi sconvolge di più, perchè in Cina non c'è proprio l'abitudine di mangiare al mattino qualcosa di dolce, né tanto meno di bere il latte! Sarebbe come se a noi presentassero una minestra di riso con verdure galleggianti di prima mattina. Io che ho grande spirito di adattamento devo dire ch ho fatto fatica ad abituarmi al cibo salato per colazione. L'ho mangiato, come fanno i cinesi, non voglio certo fare la figura di quella che pretende il cibo europeo, ma non mi ci sono abituata per niente.
Bene, caffè e poi al mercato.
Un chiacchierare nel banco vicino attira la mia attenzione. Faccio finta di guardare la merce ed allungo le orecchie. Un signore sui quaranta vestito semplicemente giubbotto blu e pantaloni da lavoro parla al telefonino, evidentemente con la moglie. Un altro signore, più anziano, capelli grigi riportati sulla testa calva, occhiali da miope con montatura chiara aria paciosa scuote la testa con disapprovazione. Il signore del telefonino smette di parlare, ritira un pacchettino, paga e se ne va. L'altro signore sempre scuotendo la testa e ridacchiando: ha visto? mi dice. Si lamentano che tutto aumenta, è vero che tutto aumenta, ma questo ha chiamato la moglie al telefono per sapere che tipo di aglio doveva comprare. Ma non si potevano mettere daccordo prima? C'era proprio bisogno di fare una telefonata? Ma quanto gli è costato quell'aglio?

lunedì 15 settembre 2008

Agli amici della ghiacciaia e a tutti quelli che hanno ripreso il lavoro

Non dimenticatevi di vivere.
Sono rientrata alla ghiacciaia da qualche settimana, ma la testa non ha ancora ripreso del tutto a funzionare e non è detto che questo sia un male, ammesso che prima funzionasse.
Non sono mai stata particolarmente attenta all'aspetto fisico, ma da quando sono rientrata non mi trucco quasi più, non faccio la piega ai capelli, non mi vesto, mi copro.
Mi lavo, questo sì, per forza, lo facevo anche là, con la differenza che con l'acqua che uso ora per una doccia là mi lavavo almeno tre volte ed ero ugualmente pulita.
E la casa? Non sono mai stata maniaca dell'ordine e della pulizia, ma ora, mi rendo conto ancor di più di quanto tempo spreco per avere una casa decente. Se avessi un quinto di ciò che possiedo vivrei bene lo stesso e sarei meno schiava.
Stamattina sono iniziate le scuole. Coperta, spettinata, senza trucco e ahimè anche senza ombrello sono uscita pensando di vedere l'animazione di quando la vita riprende in pieno.
Volevo fare una passeggiata, fare la spesa, prima di mettermi al lavoro per preparare la relazione dei miei viaggi e soggiorni in Himalaya.
Sono passata al bar Roma per il caffè. Tranquillo, poca gente e i pochi tutti italiani. Già ho pensato, non ci sono arabi, loro sono in ramadan, e quindi manca almeno il 50% degli avventori, dell'animazione, del colore.
Il mercato è ridotto, oggi è lunedì. Il cielo già nuvoloso si è scatenato in un violento acquazzone. Gocciolante e anche un po' infreddolita sono tornata a casa, velocemente e a mani vuote.
In Himalaya mi ero comprata un vestito tibetano, pensando di indossarlo nelle piovose giornate invernali. E' già ora, oggi è una bella giornata piovosa.
Ora sono qui davanti al computer, con indosso il vestito tibetano e in compagnia della voce malinconica di Bob Dylan che mi miagola nelle orecchie “the answer my friend is blowing in the wind” .
Niente spesa, mangerò quello che ho in casa, riso e pomodori, in fondo si può vivere con poco.

martedì 19 agosto 2008

magmapadano in Texas

ciao a tutti,
questo il nostro blog - in aggiornamento continuo - del nostro soggiorno in Texas!
look at:
http://www.magmapadanotexas.blogspot.com
stefania e ricky

martedì 22 luglio 2008

31 luglio

Cari Abitanti della Ghiacciaia,

Viorica il 31 luglio compie 31 anni.
Lo so, l'età potevo non rivelarla ma la kabala mi impone di fare un ragionamento con tutti voi:
31 anni il 31 luglio oltre a capitare solo una volta nella vita porta con sè anche un oscuro significato nei suoi numeri: 3+1 fa 4 e 4 per ben due volte in un solo giorno è un doppio augurio di Comando, Progresso, Successo, Misericordia, oltre a rappresentare la sfera dell'Intimo e del Reale Essere, che quelli che un po' mi conoscono, sanno essere una sfera molto importante della mia esistenza. Non faremo 4+4 perchè il suo risultato porta a 8 = prove, sofferenze e dolori. Il numero di Giobbe. La pazienza. Passi la prima parte, la seconda mi è oscura ma la terza, hmmm... tutti sanno che la pazienza proprio non fa al caso mio.

Allora per festeggiare questo doppio 4, passate giovedì 31 a partire dalle 20.30 circa: vi aspetto sul mio terrazzo (e voi terrazzati del primo e terzo piano non ridete... lo so, ci stringeremo!) e conteremo le nostre presenze nella speranza di essere in 22 che per tutti sarebbe un buon auspicio di verità. Vittoria. Trionfo. Tutto finisce bene. Buona fortuna. Potere. Forza.

Se avete piacere di partecipare portate l'allegria della ghiacciaia e se vi va, una bottiglia 'de quel bon' come si dice a casa mia.

Vi aspetto,
VIO



martedì 8 luglio 2008

Vilma in Piccolo Tibet

Giovedì 26 giugno,
Vilma è partita per il Piccolo Tibet,
il suo diario su
http://www.zanskar-pa.blogspot.com
Buon viaggio Vilma!
dagli amici della Ghiacciaia...

martedì 17 giugno 2008

Lettera ad un amico

Caro Franco ,
ti racconto questa storiella che mi è capitata stamattina. Non è proprio una storia di Porta Palazzo, ma potrebbe diventarlo. Oggi, lo sai, è una giornata diversa.
Sono uscita presto, sono passata al caffé Roma per la colazione, c'era la solita animazione: arabi, africani, donne velate con i bambini e alcuni habituè della mattina.
Un cappuccino per Rita. Cosa prendi, Stefano? Due caffé macchiati e un bicchier d'acqua.
Due chiacchiere con la ragazza del bar, è straniera, forse Rumena. Devo andare a un matrimonio, mi dice, voglio fare di nuovo i capelli neri, cosa ne pensa? Mah, dico io, il castano chiaro che hai è bello, perchè cambiarlo? Eh ma con il vestito mi piace di più il nero. E com'è il vestito? Viola.
Viola?
Certo, commento, viola e nero mi sembra un po' pesantino. No, dice lei, forse non è proprio viola, guardi, è come il mio ombretto.
Suscitando l'ilarità di tutti i presenti si sporge sul bancone verso di me con gli occhi chiusi affinché io possa vedere bene il colore dell'ombretto. Ma quello non è viola, le rispondo, quello è un lilla chiaro. Va bene, dico, se l'abito è lilla, vada per i capelli neri.
Esco dal bar, vado a comprare i giornali, faccio una passeggiata . L'aria fresca quasi fredda mi scompiglia i capelli. La solita animazione del mercato. La vita continua.
Sento la tua assenza, Franco, ma la sento come una cosa naturale. In effetti non è un'assenza, è una presenza diversa..
Penso a tutte le cose che mi hai insegnato, tante, proprio tante. Mi sento molto più ricca. Certo che per insegnarmi a cantare in piemontese dovevi arrivare proprio tu dalla Calabria!
Mi viene da ridere. Penso al racconto della tua prima visita in casa dei tuoi vicini piemontesi, quei vicini che dopo anni di buongiorno e buonasera avevano finalmente invitato la tua famiglia a prendere il caffé a capodanno. Una famiglia di meridionali, sì, però bravi! E voi due, tu e tuo fratello, talmente intimoriti dalle raccomandazioni di vostro padre, siete rimasti due ore zitti, e immobili, come statue.
La vita continua. Sono sicura che tra 30 o 50 anni ci sarà qualcuno che davanti a una platea di gente colorata farà questa premessa: "questi canti fanno parte del repertorio di canzoni popolari italiane raccolte da Franco Lucà, e io ho conosciuto persone che le hanno imparate da lui e cantate con lui". Questo qualcuno magari sarà di origine rumena, o marocchina, o senegalese. Prenderà in mano una chitarra e intonerà "Guarda là n'cula pianura" o "Amore mio non piangere" o "Bella ciao".
Questo qualcuno sarà il figlio, il nipote, di una famiglia d'immigrati, di quelli che oggi faticano a trovare una casa perchè nessuno vuole affittare un appartamento a persone che fanno chiasso, che sporcano, e chissà cos'altro.
Grazie Franco, stasera canteremo per te.
Ciao
Vilma

venerdì 13 giugno 2008

L'Espresso di questa settimana

Porta Palazzo è sulla copertina de L'Espresso in uscita oggi.
Naturalmente, nulla di lusingante, men che meno il reportage all'interno.

giovedì 12 giugno 2008

LE FOTO!

Tante e belle le foto scattate alla festa dell'11 maggio, queste solo alcune...
Tutte le altre sul nostro nuovo album fotografico...
http://www.flickr.com/photos/laghiacciaiadiviapriocca
Photos by Vilma, Fabio, Stefi, Ricky e l'amica Bonaria di Vio.
























sabato 31 maggio 2008

Uova e ricette

Sabato 31 maggio 2008
E' sabato mattina, faccio un giro al mercato. Sono le 9. Al sabato c'è una gran folla già di prima mattina e la situazione non cambia per tutto il giorno. Giro tra i banchi del mercato dei contadini. I discorsi che si sentono di più stamattina riguardano la pioggia. Capto dei frammenti di frasi: ....e sì, ma con la pioggia che è venuta... ma le ciliegie... eh, con questa pioggia... ma sa che nel giro di un'ora sono venuti giù enne centimetri di pioggia? In effetti piove da almeno 20 giorni e negli ultimi giorni ci sono state emergenze, inondazioni, frane e nelle valli montane qualcuno ha perso la vita.
Sono indecisa su cosa comprare, soprattutto mi perdo a guardare la gente che ho intorno. Mi perdo tra i profumi che avverto forti nonostante la pioggia caduta. Mi inebriano e mi riportano per un attimo a mio padre e all'orto che coltivava nelle Langhe, lo stesso odore di terra umida, il profumo fresco dei piselli, delle fave, quello più pungente dei cipollotti e le erbe: la camomilla, la menta, il basilico. Manca solo la puzza di Brick, il segugio che scuoteva con forza il pelo fradicio e dimenandosi all'impazzata mi saltava addosso incurante dei miei NO! Giù. Stai giù. Fermo lì. Al colmo della felicità appoggiava le zampe infangate sulle mie spalle e cercava, invano, di leccarmi il mento per manifestare tutto il suo affetto.
Passo oltre, vado verso i banchi delle uova. Sì perché ci sono almeno tre banchi che vendono solo uova! Mi avvicino ad uno, attirata come sempre dalla venditrice. Potrebbe essere una ex figlia dei fiori. Pantaloni di tela grigia, larghi, comodi, una felpa verde scuro almeno tre taglie più del necessario. Capelli castani, lunghissimi, raccolti in una coda che si allarga a onde morbide sulla schiena. Il volto magro senza un filo di trucco.
A velocità supersonica sistema le uova adattando i contenitori di cartone a seconda della richiesta del cliente. 6 uova? 24? 18? Pronti. Un contenitore sotto, uno sopra, tre elastici. Finito. Intanto chiacchiera e con la stessa velocità racconta di sua nonna di Trieste, delle proprietà delle uova, di quante ne mangia suo nonno e distribuisce ricette scritte a mano e fotocopiate. Ce l'ha già quella della crostata? Eccola, oggi ho anche quella dello strudel, prendi pure. Ah buongiorno signora, è da un po' che non la vedo, come sta? Vuole una ricetta? La prenda pure.
Arriva il mio turno. Scusa un attimo, ho caldo, dice sfilandosi una delle due felpe che indossa.
Per forza hai caldo, dico io, lavorando a questa velocità, oggi c'è anche un po' di sole.
Dammene solo 4, per favore, io non devo mangiare troppe uova.
Ma lei pronta: il tuorlo d'uovo è vero ha il colesterolo, ma il 90 per cento è colesterolo buono, leggi qui, tieni, tieni pure l'articolo. E mi mette tra le mani un articolo di giornale che recita: "L'uovo fresco frena il colesterolo". Anche questo è una fotocopia, quante ne avrà sotto il banco? Veramente abile, tutto il mio rispetto. Rientro a casa con in borsa la borraggine, un mazzo di ortiche e 6 uova fresche.

Oggi nulla di particolare

Martedì 27 maggio 2008
Nulla di particolare, ma sento il dovere di scrivere. Devo iniziare un lavoro e prima di farlo mi devo caricare di energia. Quindi colazione e passeggiata. Ho capito, il mercato per me sta diventando una necessità, quasi una meditazione, mi trasmette energia.
Entro nel mercato coperto, la gente mi affascina. Attirano la mia attenzione i venditori indaffarati, ordinati e puliti nella loro divisa. Quasi tutti indossano una divisa, chi azzurra, chi rossa chi a sottili righe bianche e rosse. I capelli raccolti sotto un copricapo, i riccioli o le code di cavallo spuntano dietro una cuffia, una bustina o una bandana. Sì, i più giovani hanno scelto la bandana per tenere in ordine i capelli. Sono ben vestiti, le donne quasi sempre ben truccate, alcune un po' eccessive ma non stonano, anzi.
La mattina presto i banchi sono carichi di merce fresca pronta per essere venduta. Montagne di salciccia arrotolata, involtini già pronti coperti da una gran foglia di salvia. Caciotte, formaggi d'ogni genere fanno bella mostra di sé. Appesi in alto file di prosciutti e insaccati di ogni forma e dimensione.
E i profumi... Appena entrata mi assale il profumo appetitoso dei salumi, poi quello mediterraneo delle olive. Mi penetra nelle narici un profumo intenso di affumicato, profumi nuovi, fragranze di altri paesi, poi quello invitante dei formaggi. Subito dopo mentre questo si affievolisce mi invade la fragranza del pane sfornato da poco e l'aroma del caffé tostato di fresco. Sono alla porta, dovrei uscire, ma giro a sinistra e continuo tra i banchi di questo labirinto che ancora oggi non capisco come sia organizzato.
In uno dei corridoi più esterni c'è un banco di pasticceria fresca, ho già avuto l'occasione di constatare che è ottimo, mi fermo anche perché qui ci sono sempre dei vecchietti e delle vecchiette che fanno una pausa caffé, io ho appena fatto colazione e non è il caso che mi prenda un altro caffé ma giusto per non perdere l'abitudine compro un po' di biscotti freschi.
Poi continuo, passo tra la gente che cammina, si ferma, paga, ritira sacchetti, buste di plastica, saluta. Gente di tutti i colori e di tutte le razze, africane con le treccine e gli abiti dai colori vivaci, ragazze arabe con il velo acconciato con civetteria, una donna dell'Italia del sud, minuta, tutta vestita di nero, la gonna alla caviglia e i capelli bianchi raccolti sotto un foulard nero. Ce le siamo dimenticate? Forse, ma a Porta Palazzo se ne vedono ancora.
E i Rom, ma quanto sono belli i Rom? Sono inconfondibili, gli uomini con i baffoni neri e le donne con lunghe trecce. Le donne spiccano per i loro colori sgargianti tra tutta questa umanità già così colorata. Gonne enormi rosse, gialle, a fiori o bianche, sì bianchissime e luccicanti. Scialli e grandi foulard verde brillante, giallo evidenziatore, enormi rose stampate.
Strati di arricciature e di sottogonne si sollevano a ogni passo e lasciano intravedere calze rosse o verdi e gli zoccoli con la suola in sughero alta almeno 12 centimetri. Forse sono quelle scarpe a dare loro il tipico procedere morbido e ancheggiante. Come invidio queste gonne! Ma dove le trovano? Le vorrei indossare anch'io ma non riuscirei ad avere lo stesso portamento.
Tra gli stand passa il solito ambulante che distribuisce gratuitamente Cronaca Qui, o Torino Cronaca. Lui fa il suo lavoro onestamente ma mi disturbano questi giornali che fomentano odio e razzismo tra gente che vorrebbe solo vivere in pace.

mercoledì 21 maggio 2008

Orgogliosi di Porta Palazzo

Sono le 9 del mattino C'è ancora poca gente al mercato coperto. Mi avvicino ad un banco di formaggi attirata dall'aria gioviale del negoziante. E' giovane, forse sui 40. I capelli neri tagliati cortissimi incorniciano un bel viso pacioso, da luna piena, subito pronto al sorriso.
Guance colorite, labbra rosse, carnose e una fila di denti bianchissimi che sembrano non aver avuto mai bisogno del dentista. Di sicuro è uno che ama la vita, il buon cibo e il buon vino.

Passa un ambulante e lascia alcune copie gratuite di un giornale.
Ne vuole uno? Dice rivolto a me, e me lo dà senza aspettare risposta. Ma sì, penso io, prendiamo il giornale, anche lui deve fare il suo mestiere!
Butto gli occhi sui titoli anzi sui TITOLONI: 130MILA IMMIGRATI....ma quanti zeri ! Ragazze STUPRATE, SANGUE, SGOZZAMENTI. La città degli ORRRRORI.
Ah no, dico al negoziante,Torino Cronaca non mi interessa proprio, le spiace se glielo lascio qui?
Il viso del negoziante si apre in un largo sorriso, le guance sembrano diventare anche più rosse.
Ah Ah, Ah, , mi risponde ritirando il giornale, Ho già capito, Ho già capito quello che lei intende, questo è come Novella 2000. Poi continua con aria complice: Se lo ricorda lei Drive In?
Io non me lo ricordo, ma me lo ricorda lui.
Si ricorda? “Novella 2000 e Eva Espress più che notiss è spetteguless!” ah, ah, ah e si fa una risata sonora, poi continua:
Sa che NOI gli abbiamo fatto causa una volta?
Al giornale? Chiedo io più che mai interessata al soggetto, E come mai?
Eh sì, gli abbiamo fatto causa perché aveva pubblicato una notizia a titoli cubitali
RISSA CON ACCOLTELLAMENTI A PORTA PALAZZO !!!
scandisce le parole sottolineandole con un gesto della mano aperta.
La rissa c'era stata, sì, ma non qui da NOI. Era stata in corso Giulio Cesare, ma laggiù in fondo quasi alla Falchera, non a Porta Palazzo, altro che Porta Palazzo! Fanno presto loro a scrivere. Noi, gli abbiamo fatto causa NOI, sottolineando quel noi come dire: Noi commercianti, noi che lavoriamo e che viviamo a Porta Palazzo, noi che siamo orgogliosi di questo quartiere e lo difendiamo quando viene ingiustamente demonizzato!

Starei ancora volentieri a chiacchierare, ma ho poco tempo, pago, saluto e cerco di memorizzare la posizione del banco nel labirinto del mercato coperto. Ok, entrando dalla zona dei contadini è vicino alla porta. Facile. Non so se mi abbia dato del formaggio buono o scadente, non so se mi abbia fregata sul peso o sul costo, una cosa è certa, da questo negoziante devo tornare.

lunedì 12 maggio 2008

inviateci le vostre foto

GRAZIE
a tutti coloro che hanno partecipato alla nostra festa,
nel bello e nel cattivo tempo!
Se avete scattato delle foto e volete condividerle con noi,
inviatecele a:
laghiacciaiadiviapriocca@gmail.com
ovviamente le più belle saranno pubblicate.
A presto...

TORNIAMO SUBITO

Il nostro amico Walter, ieri alla festa,
ci ha regalato Paradise Birds,
un servizio di sale e pepe di Alessi disegnato da Stefano Giovannoni con Rumiko Takeda.
Bene, alla fine della festa, rientrando in casa, troviamo questo:

Da numero telefonico non identificato:
------ MMS ------
Da: +39349xxxxxxx/TYPE=PLMN
Inviato: 11 Mag 2008 23:51
"Fate un'offerta valida se volete rivederli!"

Noi - molto preoccupati - rispondiamo subito!
"Tanta pizza e tanta birra!"
------ MMS ------
Da: +39349xxxxxxx/TYPE=PLMN
Inviato: 12 Mag 2008 00:11
"Troppo poco!"

Noi replichiamo:
"Tu cosa vorresti in cambio?"
(...nessuna risposta...)
"...Vogliamo una prova che I nostri piccoli siano ancora interi. Aspettiamo un segnale."

Alle ore 01:07:03 del 12.05.2008, inviamo un sms di sconforto a Walter:
"Ciao caro... volevo dirti che che hanno rapito gli uccellini/pesciolini che ci hai regalato
e li tengono in ostaggio.non sappiamo chi sia stato.ci ha inviato mms con foto...Ci dispiace...stiamo contrattando via sms per il riscatto...grazie comunque. ciao ste e ric"

Walter risponde alle ore 08:12:42
"Sono certo che i due piccolini sapranno trovare la via di casa...Non pagate!To bacio e grazie a voi per la festa.W"

APPELLO AI RAPINATORI MISTERIOSI CHE TENGONO IN OSTAGGIO I NOSTRI PICCOLI:
RIDATECELI INDIETRO!
SARETE RICOMPENSATI CON BIRRA E FOCCACCIA IN GROSSE QUANTITA' + UN'ALTRA COPPIA VINTAGE DI SALE E PEPE.
FIDUCIOSI...
Stefania e Riccardo

13 maggio 2008 14:53:12 GMT+02:00
"oddio, ho seguito con apprensione la vicenda dei due piccoli rapiti...
terribili fotografie fatte da individui capaci di tutto...
posso fare da intermediario, versate con urgenza sul mio c/c usb zurich 56xxxxx un importo diciamo di un milioncino e provo a contattare questi crudelissimi... i piccini devono tornare a casa al più presto. zio walter"

Da: +39349xxxxxxx
Inviato: 14 Mag 2008 12:54
"Se li rivolete gli ostaggi dovete venire a cena dal cinese"

BALLIAMO UN ALTRO MESE

In questo nostro condominio
Abbiamo il nostro dominio
Il nostro amore capriccioso
Mai nulla di noioso

Due uccelli sullo stesso ramo
In questo mondo viviamo
Con l'iva e il suo incremento
Del cento per cento

Dimentica le offese........dimentica le offese!
Spegni le luci accese......spegni le luci accese!
Se tu paghi le spese.......se tu paghi le spese!
Balliamo un altro mese.....balliamo un altro mese!

Comunica i dati catastali
Due uccelli con le stesse ali
Avere un mutuo di trent'anni
Di trent'anni

Se paghi le spese condominiali
Balla con me alza le mani
Dimentichiamo le offese
Balliamo un altro mese

Dimentica le offese........dimentica le offese!
Spegni le luci accese......spegni spegni spegni spegni!
Se tu paghi le spese.......se tu paghi le spese!
Balliamo un altro mese.....balliamo un altro mese!

In questo nostro condominio
Abbiamo il nostro dominio
Il nostro amore capriccioso
Mai nulla di noioso

Dimentica le offese........dimentica le offese!
Spegni le luci accese......spegni spegni spegni spegni!
Se tu paghi le spese.......se tu paghi le spese!
Balliamo un altro mese.....balliamo balliamo balliamo balliamo balliamo balliamo balliamo!

BALLIAMO UN ALTRO MESE di BUGO (da Contatti)
http://www.myspace.com/bugomusic

sabato 26 aprile 2008

FESTA!

domenica 11 maggio 2008
FESTA di condominio
@ la ghiacciaia di via priocca

dalle ore 15 alle ore 22
aperitivo, musica e ospiti...
in via carlo noé 7, torino
[in caso di pioggia festa rinviata al 15 giugno]

vi aspettiamo!



musica con
dj MARGIOTTA
http://www.myspace.com/djmargiotta
http://www.radiodigitale.info
dj ERALDO
http://www.myspace.com/loopradiodigitaleinfo
http://www.radiodigitale.info
live di ANTIMUSICA - MICHELE COSENTINO
http://www.myspace.com/antimusica
http://www.myspace.com/michelecose