Passo tra le case del piccolo borgo e mi incammino per una strada stretta ma asfaltata. Cammino sui petali bianchi e rosa e respiro il profumo dei mandorli in fiore. Poco oltre la valle si fa piu' stretta e umida, muschio sulle rocce, cammino sui ricci e sulle foglie di castagno; svolto poi a sinistra in una stradina sterrata e cammino nel boschetto su un tappeto di aghi di pino, l'aria profuma di resina. Continuo e all'ultima curva poco prima di casa scendo in un prato, cammino sull'erba morbida e stacco dagli alberi un po' di arance e di mandarini. Torno sulla strada cammino tra i fichi d'india, sono quasi arrivata, salgo i gradini intagliati nella pietra lavica tra piante grasse di ogni genere e dimensione.
Le tonalita' di verde ci sono tutte e ora cominciano ovunque a farsi spazio i colori delicati dei fiori dei mandorli.
Disegno figure verdi.
venerdì 21 gennaio 2011
giovedì 20 gennaio 2011
La casa di Biancaneve
Eccomi qui, stavolta come Uccel di Bosco, a raccontare una storiella.
Sono arrivata qui, nell'isola misteriosa, il 31 dicembre. Mentre tutti si accingevano a festeggiare l'arrivo del nuovo anno io arrivavo in aeroporto e con un taxi partivo alla volta della casetta di Biancaneve.
E viaggia, viaggia, viaggia, curva dopo curva, grandi salite, paurose discese, nel buio attraversavamo paesi, stranamente deserti, nonostante la notte dei bagordi. Verso le 11 raggiungevamo il piccolo borgo dove mi sarebbe venuta a prendere la signora che mi ha affittato la casetta. Si' perche' dalla strada 'principale' bisogna percorrere ancora un km circa di strada sterrata.
Da dove si lascia la macchina poi, bisogna percorrere un sentiero e una scala scavata nella pietra per raggiungere il terrazzo dal quale si accede alla casa.
Un freddo tremendo e una stellata fantastica mi hanno accolta. Anzi ci hanno accolte perche' per quindici giorni sono stata in compagnia di una amica. Ora da qualche giorno sono da sola. Ho tutto il necessario per vivere in modo semplice e spartano: la luce la danno i pannelli solari, mentre per l'acqua calda si usa la bombola del gas, la stufa la si accende con i gusci di mandorla che qui abbondano, i rifiuti vengono differenziati e l'umido viene messo direttamente in una buca nella terra (come per altro faceva mia nonna gia' cinquant'anni fa).
Ho un bagnetto con doccia, la cucina e una camera da letto, 40 mq in tutto. Davanti a casa un terrazzino che si affaccia sulla vegetazione straordinaria dell'isola e in fondo 700 mt piu' in basso: l'oceano.
Sono arrivata qui, nell'isola misteriosa, il 31 dicembre. Mentre tutti si accingevano a festeggiare l'arrivo del nuovo anno io arrivavo in aeroporto e con un taxi partivo alla volta della casetta di Biancaneve.
E viaggia, viaggia, viaggia, curva dopo curva, grandi salite, paurose discese, nel buio attraversavamo paesi, stranamente deserti, nonostante la notte dei bagordi. Verso le 11 raggiungevamo il piccolo borgo dove mi sarebbe venuta a prendere la signora che mi ha affittato la casetta. Si' perche' dalla strada 'principale' bisogna percorrere ancora un km circa di strada sterrata.
Da dove si lascia la macchina poi, bisogna percorrere un sentiero e una scala scavata nella pietra per raggiungere il terrazzo dal quale si accede alla casa.
Un freddo tremendo e una stellata fantastica mi hanno accolta. Anzi ci hanno accolte perche' per quindici giorni sono stata in compagnia di una amica. Ora da qualche giorno sono da sola. Ho tutto il necessario per vivere in modo semplice e spartano: la luce la danno i pannelli solari, mentre per l'acqua calda si usa la bombola del gas, la stufa la si accende con i gusci di mandorla che qui abbondano, i rifiuti vengono differenziati e l'umido viene messo direttamente in una buca nella terra (come per altro faceva mia nonna gia' cinquant'anni fa).
Ho un bagnetto con doccia, la cucina e una camera da letto, 40 mq in tutto. Davanti a casa un terrazzino che si affaccia sulla vegetazione straordinaria dell'isola e in fondo 700 mt piu' in basso: l'oceano.
giovedì 13 gennaio 2011
Fuori di Palazzo
la notte del 28 dicembre 2010, all'interno di uno degli appartamenti della ghiacciaia, fra sbadigli, stampanti non funzionanti e biro consumate, è nata l'associazione Fuori di Palazzo!
domenica 19 dicembre 2010
Albero di Natale 2010
Anche quest'anno abbiamo addobbato i terrazzi del primo piano con albero e luci. Occasione imperdibile per mangiare qualcosa insieme. Per la prima volta ha partecipato Micky (che mi piacerebbe di più chiamare con il suo nome cinese) portando the cinese e dolcini tipici.






venerdì 10 dicembre 2010
lunedì 29 novembre 2010
sabato 18 settembre 2010
Siamo i più belli del mondo
E' tempo di scrivere. Oggi piove a dirotto, ma la temperatura è ancora tiepida e forse si tratta solo una perturbazione di passaggio, il tempo è stato mite e sereno per tutto il mese di settembre, ma oggi piove ed è tempo di scrivere.
Sono rientrata il 7 settembre, sono a Torino da qualche giorno. Stamattina sono andata a prendere il caffè al bar Roma. Hanno riaperto da poco, sono abbronzati e riposati. Oggi è sabato, il giorno più movimentato della settimana e dietro al bancone c'erano tutti. Il signor Enzo alla vendita del caffè, la mamma alla cassa e la signora Carla, bionda e sorridente come sempre, a servire i clienti insieme ad una delle due simpatiche bariste rumene. La signora indossava una tee shirt candida, che, dando le spalle alla clientela per preparare i caffè, presentava la scritta: ABBIAMO I CLIENTI PIU' BELLI DEL MONDO. Una trovata molto simpatica, ovviamente mi sono sentita tra i clienti più belli del mondo, così come si sentiranno tra i più belli del mondo i barboni, i malati di mente, i professionisti, gli artisti, i disoccupati, gli impiegati, gli operai, i commercianti, gente di tutte le razze e di tutti i colori che frequentano questo locale.
Piove a dirotto, uscita dal bar passo dal giornalaio, un cliente abituale se ne sta seduto con una chiappa sul banco dell'edicola e chiacchiera del più e del meno in dialetto piemontese con un'anziana signora. La pioggia non impedisce due chiacchiere tra vecchi conoscenti. Riprendo il mio ombrello e attraverso corso Giulio pensando di trovare poche bancarelle. Neanche per idea, attrezzati con nylon e teloni ci sono tutti. Qui si lavora sempre con qualunque tempo. Entro nel mercato coperto affollato come al solito: Mi lascio inebriare dal profumo di pane fresco, di salumi, di formaggi affumicati e di qualche spezia che non riconosco, compro ciò che mi serve e torno a casa piena di energia.
Questa è l'atmosfera che si respira a Porta Palazzo, al di là dei problemi che ci sono, (ma sono certa che qui si potranno risolvere più rapidamente che altrove), è palpabile una voglia di lavorare e di vivere con entusiasmo e anche con allegria nonostante la crisi.
Questo quartiere con il suo mercato, se compreso, accettato e guardato con uno sguardo ampio trasmette energia e positività.
Sono rientrata il 7 settembre, sono a Torino da qualche giorno. Stamattina sono andata a prendere il caffè al bar Roma. Hanno riaperto da poco, sono abbronzati e riposati. Oggi è sabato, il giorno più movimentato della settimana e dietro al bancone c'erano tutti. Il signor Enzo alla vendita del caffè, la mamma alla cassa e la signora Carla, bionda e sorridente come sempre, a servire i clienti insieme ad una delle due simpatiche bariste rumene. La signora indossava una tee shirt candida, che, dando le spalle alla clientela per preparare i caffè, presentava la scritta: ABBIAMO I CLIENTI PIU' BELLI DEL MONDO. Una trovata molto simpatica, ovviamente mi sono sentita tra i clienti più belli del mondo, così come si sentiranno tra i più belli del mondo i barboni, i malati di mente, i professionisti, gli artisti, i disoccupati, gli impiegati, gli operai, i commercianti, gente di tutte le razze e di tutti i colori che frequentano questo locale.
Piove a dirotto, uscita dal bar passo dal giornalaio, un cliente abituale se ne sta seduto con una chiappa sul banco dell'edicola e chiacchiera del più e del meno in dialetto piemontese con un'anziana signora. La pioggia non impedisce due chiacchiere tra vecchi conoscenti. Riprendo il mio ombrello e attraverso corso Giulio pensando di trovare poche bancarelle. Neanche per idea, attrezzati con nylon e teloni ci sono tutti. Qui si lavora sempre con qualunque tempo. Entro nel mercato coperto affollato come al solito: Mi lascio inebriare dal profumo di pane fresco, di salumi, di formaggi affumicati e di qualche spezia che non riconosco, compro ciò che mi serve e torno a casa piena di energia.
Questa è l'atmosfera che si respira a Porta Palazzo, al di là dei problemi che ci sono, (ma sono certa che qui si potranno risolvere più rapidamente che altrove), è palpabile una voglia di lavorare e di vivere con entusiasmo e anche con allegria nonostante la crisi.
Questo quartiere con il suo mercato, se compreso, accettato e guardato con uno sguardo ampio trasmette energia e positività.
giovedì 27 maggio 2010
La prima camminata
A Santa Cruz, primo giorno.
Arrivo all'estremita' della citta', dall'altra parte rispetto all'aeroporto. Il mare e' agitato e brontola furibondo. Mi incammino tra moderni palazzi colorati e silenziosi. Giganti immobili in attesa. Imponenti, disposti sui due lati di un fiume inutilmente chiuso tra argini in cemento. Nel letto del fiume, completamente in secca, tra sassi e rifiuti vari, razzolano polli, galli, galline, pulcini. Il silenzio e' rotto solo dai continui chicchirichi'. I galli piu' vecchi e colorati hanno un gran da fare a difendere il loro territorio di sbecchettamento da giovani galletti non ancora adulti. E cantano e rispondono, e cantano ancora e rispondono.
Ignara di cio' che mi aspetta inizio a camminare in salita costeggiando il fiume. Ancora mi chiedo come sono arrivata fino lassu' tutto sommato senza neanche troppa fatica!
Una deviazione mi porta ad un piccolo sentiero con l'indicazione Vierges de la Nieves, mi inerpico, presto il sentiero termina e continuo a salire sulla strada asfaltata tra belle villette rigorosamente chiuse da muri, cancelli e perros incazzatissimi.
Cammino con il passo lento della turista pensando di vedere presto la fine. La strada e' incredibilmente ripida e dritta, solo ogni tanto una mezza curva a sinistra nasconde la salita che continua sempre piu' ardua.
Qualche rara auto sale o scende, qualche altra, come una enorme tartaruga d'argento, esce da una tana bassa larga. Il cancello automatico si richiude subito dopo quasi senza rumore. Qui abitano persone molto benestanti, penso.
Finalmente arrivo ad una biforcazione, chiedo informazioni, la strada continua in piano, poi un'ultimo strappo in salita e raggiungo la meta. Una bella chiesetta in mezzo al verde, frequentata da fedeli del luogo. Ho fatto la mia prima camminata.
Arrivo all'estremita' della citta', dall'altra parte rispetto all'aeroporto. Il mare e' agitato e brontola furibondo. Mi incammino tra moderni palazzi colorati e silenziosi. Giganti immobili in attesa. Imponenti, disposti sui due lati di un fiume inutilmente chiuso tra argini in cemento. Nel letto del fiume, completamente in secca, tra sassi e rifiuti vari, razzolano polli, galli, galline, pulcini. Il silenzio e' rotto solo dai continui chicchirichi'. I galli piu' vecchi e colorati hanno un gran da fare a difendere il loro territorio di sbecchettamento da giovani galletti non ancora adulti. E cantano e rispondono, e cantano ancora e rispondono.
Ignara di cio' che mi aspetta inizio a camminare in salita costeggiando il fiume. Ancora mi chiedo come sono arrivata fino lassu' tutto sommato senza neanche troppa fatica!
Una deviazione mi porta ad un piccolo sentiero con l'indicazione Vierges de la Nieves, mi inerpico, presto il sentiero termina e continuo a salire sulla strada asfaltata tra belle villette rigorosamente chiuse da muri, cancelli e perros incazzatissimi.
Cammino con il passo lento della turista pensando di vedere presto la fine. La strada e' incredibilmente ripida e dritta, solo ogni tanto una mezza curva a sinistra nasconde la salita che continua sempre piu' ardua.
Qualche rara auto sale o scende, qualche altra, come una enorme tartaruga d'argento, esce da una tana bassa larga. Il cancello automatico si richiude subito dopo quasi senza rumore. Qui abitano persone molto benestanti, penso.
Finalmente arrivo ad una biforcazione, chiedo informazioni, la strada continua in piano, poi un'ultimo strappo in salita e raggiungo la meta. Una bella chiesetta in mezzo al verde, frequentata da fedeli del luogo. Ho fatto la mia prima camminata.
mercoledì 26 maggio 2010
L'isola inquietante
Non e' la prima pagina del diario che ho scritto, ma oggi sono stata a Puerto Naos e ora sono qui alla biblioteca di Los Llanos. Ho appena vissuto cio' che racconto qui sotto.
E mi scappa da ridere. Quest'isola non e' inquietante forse?
Oggi ho deciso di andare al mare, a Puerto Naos.
La guagua, (cosi' viene chiamato l'autobus di linea) porta scritta la destinazione 'Puerto Naos Chaca Verde' (o qualcosa del genere) Salgo. A Puerto Naos scendono una ventina di turisti bercianti in tedesco e olandese io decido di continuare e vedere dov'e' e cos'e' questa Chaca Verde che sulla cartina e' indicata come spiaggia. Rimango sul bus e proseguo.
Sulla guagua siamo solo piu' in 4. Un'anziana coppia, l'autista ed io. Dopo qualche chilometro l'autista si ferma e fa cenno alla coppia di scendere, questi un po' titubanti eseguono l'ordine e si incamminano in una stradina stretta e chiusa tra due muretti. Chiedo all'autista, nel mio perfetto spagnolo se c'e' ancora un'altra spiaggia. (L'ultima spiaggia). Si' mi bofonchia. Ad un certo punto si ferma e mi fa scendere. E' qui mi dice. Mi abbandona li' fa inversione ad U e riparte. Sola. Mi scappa da ridere. Non e' che ora incontro Leonardo da Vinci e mi ritrovo nel 1400 quasi 1500?
Mi incammino per una stradina, perfino troppo curata, che scende verso il mare. La percorro, intravedo una fetta di spiaggia nera tra gli scogli aguzzi e . . .neri.
La strada svolta a gomito, continuo a scendere. Mimetizzato tra gli scogli un passeggino. Vuoto. Nero. Nero, con una sola banda verde evidenziatore. Nessuno in vista. Silenzio assoluto, solo il fragore delle onde che si infrangono poco sotto.
Beh nascosta dietro agli scogli scorgo, per fortuna, una famigliola. Se non sono li' per annegare il bebe' . . .
Arrivo alla spiaggia, c'e' un po' di gente, poca e mi sta bene. Mi sistemo a ridosso degli scogli. Dietro di me appena piu' in alto, incastrato tra le rocce ovviamente nere, un piccolo tabernacolo dipinto di bianco. Davanti ci sono i resti di una barca squarciata forse distrutta da una tempesta. Era rosa e nera. Era. Attaccato a quel che rimane di un albero c'e' un salvagente arancione con quattro fascie bianche e una scritta nera. La scritta si legge ancora bene: SOCORRO URGENTE dice.
Tutto documentato da fotografie. Tutto vero.
Comunque il posto e' splendido, ci tornero' senz'altro con l'occorrente per restare l'intera giornata. Basta non farsi condizionare dalla solitudine, dai passeggini demoniaci, dalle barche che ti invitano a fare un giro. Senza ritorno.
Rimango un po' a prendere il sole, poi mi avvio verso Puerto Naos, penso di arrivarci a piedi, non e' molto lontana, ma miracolosamente nello stesso momento arriva la guagua, ne approfitto e salgo. L'autista che mi riconosce ora chiacchiera piu' volentieri e mi consiglia di andare a mangiare al bar Orinoco di puerto Naos.
Puerto Naos e' molto carina ed ha anche una bella spiaggia, il bar Orinoco oggi ahime' e' chiuso, ma ci tornero' ancora e lo provero' la prossima volta
E mi scappa da ridere. Quest'isola non e' inquietante forse?
Oggi ho deciso di andare al mare, a Puerto Naos.
La guagua, (cosi' viene chiamato l'autobus di linea) porta scritta la destinazione 'Puerto Naos Chaca Verde' (o qualcosa del genere) Salgo. A Puerto Naos scendono una ventina di turisti bercianti in tedesco e olandese io decido di continuare e vedere dov'e' e cos'e' questa Chaca Verde che sulla cartina e' indicata come spiaggia. Rimango sul bus e proseguo.
Sulla guagua siamo solo piu' in 4. Un'anziana coppia, l'autista ed io. Dopo qualche chilometro l'autista si ferma e fa cenno alla coppia di scendere, questi un po' titubanti eseguono l'ordine e si incamminano in una stradina stretta e chiusa tra due muretti. Chiedo all'autista, nel mio perfetto spagnolo se c'e' ancora un'altra spiaggia. (L'ultima spiaggia). Si' mi bofonchia. Ad un certo punto si ferma e mi fa scendere. E' qui mi dice. Mi abbandona li' fa inversione ad U e riparte. Sola. Mi scappa da ridere. Non e' che ora incontro Leonardo da Vinci e mi ritrovo nel 1400 quasi 1500?
Mi incammino per una stradina, perfino troppo curata, che scende verso il mare. La percorro, intravedo una fetta di spiaggia nera tra gli scogli aguzzi e . . .neri.
La strada svolta a gomito, continuo a scendere. Mimetizzato tra gli scogli un passeggino. Vuoto. Nero. Nero, con una sola banda verde evidenziatore. Nessuno in vista. Silenzio assoluto, solo il fragore delle onde che si infrangono poco sotto.
Beh nascosta dietro agli scogli scorgo, per fortuna, una famigliola. Se non sono li' per annegare il bebe' . . .
Arrivo alla spiaggia, c'e' un po' di gente, poca e mi sta bene. Mi sistemo a ridosso degli scogli. Dietro di me appena piu' in alto, incastrato tra le rocce ovviamente nere, un piccolo tabernacolo dipinto di bianco. Davanti ci sono i resti di una barca squarciata forse distrutta da una tempesta. Era rosa e nera. Era. Attaccato a quel che rimane di un albero c'e' un salvagente arancione con quattro fascie bianche e una scritta nera. La scritta si legge ancora bene: SOCORRO URGENTE dice.
Tutto documentato da fotografie. Tutto vero.
Comunque il posto e' splendido, ci tornero' senz'altro con l'occorrente per restare l'intera giornata. Basta non farsi condizionare dalla solitudine, dai passeggini demoniaci, dalle barche che ti invitano a fare un giro. Senza ritorno.
Rimango un po' a prendere il sole, poi mi avvio verso Puerto Naos, penso di arrivarci a piedi, non e' molto lontana, ma miracolosamente nello stesso momento arriva la guagua, ne approfitto e salgo. L'autista che mi riconosce ora chiacchiera piu' volentieri e mi consiglia di andare a mangiare al bar Orinoco di puerto Naos.
Puerto Naos e' molto carina ed ha anche una bella spiaggia, il bar Orinoco oggi ahime' e' chiuso, ma ci tornero' ancora e lo provero' la prossima volta
lunedì 24 maggio 2010
BORGO DORA, BALON, VALDOCCO

BORGO DORA, BALON, VALDOCCO
Storia, mito e immagini di un operoso quartiere
di Piergiorgio Balocco
Prefazione di Margherita Oggero
Graphot Editrice
Torino, 2009
http://www.graphot.com/schede/piemonte/borgodora.htm
Storia, mito e immagini di un operoso quartiere
di Piergiorgio Balocco
Prefazione di Margherita Oggero
Graphot Editrice
Torino, 2009
http://www.graphot.com/schede/piemonte/borgodora.htm
lunedì 19 aprile 2010
Nuovo Mercatino dell'Usato di Via La Salle
martedì 2 marzo 2010
Varie forme di scambi in via La Salle.


Stanotte un gran trambusto mi ha svegliata verso le 5. Non capivo cosa stesse accadendo in strada, ma non era difficile immaginare, dal momento che succede molto spesso.
Ignoti, forse neanche residenti nel quartiere, stavano rumorosamente scaricando alcune tavole di compensato molto grandi (dove già era stata depositata una cucina a gas) di fianco ai bidoni della spazzatura in via La Salle.
Stanca mi sono rimessa a dormire. Alle 7 circa altro trambusto. Altri Ignoti diversi dai primi si caricavano e si portavano via le tavole di compensato.
Poco dopo un altro camioncino si portava via la cucina a gas , non l'ho visto bene, ma questa volta forse si trattava del camioncino dell'amiat. Bene,traffico terminato.
Rimanevano i due bidoni verdi, naturalmente semiaperti e puzzolenti, ma fa ancora molto freddo, si aprono poco le finestre, resistiamo.
Verso le 11 affacciandomi ancora su via La Salle noto che sono comparse, per terra sul marciapiede dietro ai bidoni, alcune finestre con intelaiatura di alluminio, vetri, sbarre di metallo più un materasso per letto singolo.
Rimarrà tutto lì fino alla prossima notte quando qualcuno si porterà via i vetri qualcun altro il materasso e qualcun altro ancora lascerà altri rottami? O prima di stasera la merce sarà ritirata e sostituita ancora? Chi può saperlo?
lunedì 1 marzo 2010
I primi segni della primavera?
Quest'anno l'inverno sembra non finire più.
Quante mattine sono passata sotto la tettoia dei contadini con il gelo?
Ben coperta con sciarpa, giaccone imbottito, calze di lana, guanti e cappello, per tutto l'inverno girando per il mercato mi sono chiesta come possano resistere le persone a lavorare con temperature così basse.
Io arrivavo ben imbacuccata e mi fermavo poco tempo, ma loro rimanevano lì per tutta la mattina, tutti i giorni.
C'è un banco, nella zona produttori, dove ogni tanto compero la verdura. Le venditrici sono due signore molto gentili. Il banco non c'è sempre e non è sempre nella stessa posizione, ma è facile individuarlo per la bella chioma bionda che la più giovane porta fluente sulle spalle. Durante l'inverno le trovavo con difficoltà coperte com'erano con scialli, sciarpe e cappelli di lana di tipo peruviano.
Certe mattine lavoravano a turno, una serviva i clienti mentre l'altra si scaldava (o meglio si decongelava) le mani davanti alla stufetta elettrica.
I venditori più anziani sembrano esser più resistenti, lavorano senza guanti sempre anche con il gelo. Le mani nodose violacee, la pelle screpolata, le labbra congelate, i nasi rossi le schiene sempre più curve, ma presenti ogni giorno, anche nelle giornate più fredde.
Da alcuni giorni la morsa del gelo sembra essersi attenuata, il freddo si fa ancora sentire e spesso piove, ma forse stiamo uscendo dall'inverno. Siamo ormai a fine febbraio, sabato scorso ho visto vendere le primule e qualche ramo di mimosa. I copricapi peruviani sono spariti e i capelli biondi sono ricomparsi lunghi sulle spalle. Anche la venditrice di uova è presentata con qualche sciarpa in meno. Forse anche questo è un segno della primavera in arrivo.
Quante mattine sono passata sotto la tettoia dei contadini con il gelo?
Ben coperta con sciarpa, giaccone imbottito, calze di lana, guanti e cappello, per tutto l'inverno girando per il mercato mi sono chiesta come possano resistere le persone a lavorare con temperature così basse.
Io arrivavo ben imbacuccata e mi fermavo poco tempo, ma loro rimanevano lì per tutta la mattina, tutti i giorni.
C'è un banco, nella zona produttori, dove ogni tanto compero la verdura. Le venditrici sono due signore molto gentili. Il banco non c'è sempre e non è sempre nella stessa posizione, ma è facile individuarlo per la bella chioma bionda che la più giovane porta fluente sulle spalle. Durante l'inverno le trovavo con difficoltà coperte com'erano con scialli, sciarpe e cappelli di lana di tipo peruviano.
Certe mattine lavoravano a turno, una serviva i clienti mentre l'altra si scaldava (o meglio si decongelava) le mani davanti alla stufetta elettrica.
I venditori più anziani sembrano esser più resistenti, lavorano senza guanti sempre anche con il gelo. Le mani nodose violacee, la pelle screpolata, le labbra congelate, i nasi rossi le schiene sempre più curve, ma presenti ogni giorno, anche nelle giornate più fredde.
Da alcuni giorni la morsa del gelo sembra essersi attenuata, il freddo si fa ancora sentire e spesso piove, ma forse stiamo uscendo dall'inverno. Siamo ormai a fine febbraio, sabato scorso ho visto vendere le primule e qualche ramo di mimosa. I copricapi peruviani sono spariti e i capelli biondi sono ricomparsi lunghi sulle spalle. Anche la venditrice di uova è presentata con qualche sciarpa in meno. Forse anche questo è un segno della primavera in arrivo.
domenica 13 dicembre 2009
sabato 12 dicembre 2009
Una parola per Lele
Ieri sono andata come sempre a fare un giro tra i banchi dei contadini. Cercavo del formaggio e ho girato gli occhi verso la zona dove solitamente ci sono i montanari che espongono tome, ricotte e robiole profumate ed invitanti. I miei banchi preferiti sono due.
Uno è uno gestito da una coppia, marito e moglie secchi secchi e piccoli di statura, lui quasi sempre indossa un cappello alla tirolese.
L'altro è gestito da un omone alto e grosso, molto grosso, capelli lunghi grigi legati dietro la nuca con un elastico, sempre di buon umore e con voglia di chiacchierare. Insieme a lui solitamente c'è il figlio (o forse è il fratello) più magro e più giovane ma anche lui con i capelli lunghi legati dietro la nuca. Non sapevo come si chiamasse, ma sovente mi fermavo a comprare da lui, dall'omone.
Durante la settimana uno dei due banchi c'è sempre ma ieri mattina l'area era stranamente vuota.
Che strano, penso, chissà come mai non c'è nessuno? Intanto allungo lo sguardo e noto un tavolino, ma non è il banco del formaggio, sopra c'è un mazzo di fiori e una fotografia. Davanti un quaderno dove lasciare la firma. La fotografia ritrae un omone in giaccone rosso. Così ho scoperto che si chiamava Raffaele detto Lele e che aveva solo 52 anni. Porta Palazzo ha perso uno dei suoi personaggi tipici.
Uno è uno gestito da una coppia, marito e moglie secchi secchi e piccoli di statura, lui quasi sempre indossa un cappello alla tirolese.
L'altro è gestito da un omone alto e grosso, molto grosso, capelli lunghi grigi legati dietro la nuca con un elastico, sempre di buon umore e con voglia di chiacchierare. Insieme a lui solitamente c'è il figlio (o forse è il fratello) più magro e più giovane ma anche lui con i capelli lunghi legati dietro la nuca. Non sapevo come si chiamasse, ma sovente mi fermavo a comprare da lui, dall'omone.
Durante la settimana uno dei due banchi c'è sempre ma ieri mattina l'area era stranamente vuota.
Che strano, penso, chissà come mai non c'è nessuno? Intanto allungo lo sguardo e noto un tavolino, ma non è il banco del formaggio, sopra c'è un mazzo di fiori e una fotografia. Davanti un quaderno dove lasciare la firma. La fotografia ritrae un omone in giaccone rosso. Così ho scoperto che si chiamava Raffaele detto Lele e che aveva solo 52 anni. Porta Palazzo ha perso uno dei suoi personaggi tipici.
sabato 5 dicembre 2009
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lunedì 11 maggio 2009
Una mattina di ordinario trambusto
Mi alzo, apro la finestra e saluto una bambina affacciata al balcone del palazzo di fronte su via La Salle. Non che la conosca, ma mi guarda e la saluto, lei risponde timidamente. Ha il grembiule azzurro, le trecce nere pettinate ben strette, la pelle scura degli indiani, strano da quanto tempo abita qui? Non ci sono molti indiani in zona. Curiosa continua a guardarmi mi saluta di nuovo e questa volta il sorriso si apre e scopre una fila di dentini bianchissimi, sì credo proprio sia indiana. Più tardi la vedo uscire sulla strada e girare a sinistra in via Noè con lo zainetto colorato e le lunghe trecce lucide.
In via Noè stamattina c'è un gran trambusto: squadre anti incendio, squadre anti droga, polizia, carabinieri e i militari con le loro divise mimetiche. Non mi piace vedere i militari girare per il quartiere, ma non sarebbe stato meglio usare quei soldi per dare mezzi migliori a polizia e carabinieri che ne hanno un gran bisogno? Proprio non capisco, o forse capisco fin troppo bene e quel che capisco non mi piace.
Un blitz, ogni tanto succede, in effetti intorno a quel palazzo si notavano strani movimenti da qualche tempo.
Passo tra le forze dell'ordine e vado al bar Roma per il caffè, tra gli avventori stamattina c'è una donna ancora giovane ma rovinata dall'alcool, la conosco, la vedo sempre sostare sotto la tettoia dei contadini intenta a discutere ad alta voce con personaggi invisibili, in mano immancabilmente il cartone del Tavernello.
Chiede un caffè e un bicchiere d'acqua. Un bicchier d'acqua? E' sicura? Le chiede il barista, ma lei non coglie la battuta, il cervello non funziona più, non sente, la testa è già altrove, beve in fretta ed esce.
Mi domando se i numerosi clochard, alcoolisti, indigenti, che frequentano il caffé Roma, mi domando se qualche volta pagano le consumazioni, forse qualche volta sì, quando hanno il denaro, in ogni caso sono sempre accolti con rispetto, con un sorriso, con una battuta, come tutti gli altri habitué paganti.
In via Noè stamattina c'è un gran trambusto: squadre anti incendio, squadre anti droga, polizia, carabinieri e i militari con le loro divise mimetiche. Non mi piace vedere i militari girare per il quartiere, ma non sarebbe stato meglio usare quei soldi per dare mezzi migliori a polizia e carabinieri che ne hanno un gran bisogno? Proprio non capisco, o forse capisco fin troppo bene e quel che capisco non mi piace.
Un blitz, ogni tanto succede, in effetti intorno a quel palazzo si notavano strani movimenti da qualche tempo.
Passo tra le forze dell'ordine e vado al bar Roma per il caffè, tra gli avventori stamattina c'è una donna ancora giovane ma rovinata dall'alcool, la conosco, la vedo sempre sostare sotto la tettoia dei contadini intenta a discutere ad alta voce con personaggi invisibili, in mano immancabilmente il cartone del Tavernello.
Chiede un caffè e un bicchiere d'acqua. Un bicchier d'acqua? E' sicura? Le chiede il barista, ma lei non coglie la battuta, il cervello non funziona più, non sente, la testa è già altrove, beve in fretta ed esce.
Mi domando se i numerosi clochard, alcoolisti, indigenti, che frequentano il caffé Roma, mi domando se qualche volta pagano le consumazioni, forse qualche volta sì, quando hanno il denaro, in ogni caso sono sempre accolti con rispetto, con un sorriso, con una battuta, come tutti gli altri habitué paganti.
domenica 12 aprile 2009
Oggi è il giorno di Pasqua
Oggi è Pasqua. Piove. Esco presto per la solita passeggiata prima di iniziare qualsiasi attività. Forse quest'abitudine di uscire la mattina è il retaggio del tempo in cui uscivo per andare al lavoro? Chissà.
Attraverso la piazza del mercato, vuota e ripulita. Come sempre hanno ritirato i banchi e tutta la spazzatura: cassette di legno e di plastica, avanzi di frutta e verdura, sacchetti e cartacce, anche la carta bianca e blu a festoni e tutte quelle bottiglie di birra lasciate a terra dalla gente dell'est europeo che affolla lo spazio davanti alla tettoia dell'orologio sbevazzando a tutte le ore del giorno. Tutto è a posto e la piazza è vuota, il pavimento in pietra è lucente di pioggia. Passo sotto le porte palatine poi verso piazza Castello. Sotto gli archi di fianco al duomo i miei passi rimbombano, non c'è ancora nessuno in giro, neanche la solita zingara che se ne sta sempre qui seduta a terra con la mano tesa augurando a tutti tanta fortuna. Mentre scendo verso via Po sotto i portici di piazza Castello incontro il mendicante cieco che sta andando a posizionarsi sull'angolo con via Accademia delle Scienze e per tutto il giorno chiederà l'elemosina ripetendo la solita litania. Vado a bere il cappuccino da Antonio. Antonio ha aperto da poco ma è già allegro e pimpante. Fischietta canta mentre disegna ghirigori di schiuma di latte sulla tazza. Passo a prendere il giornale e rientro, ha smesso di piovere, ma sarà per poco. Passo ancora in piazza Castello e sento da lontano la voce inconfondibile del mendicante cieco che ha iniziato la giornata: 'tanti auguri a voi e alle vostre famiglllie ...non c'è denaro che valga la visssta'. La piazza è più animata ora, gruppi di turisti guardano nella stessa direzione, ora a destra, ora a sinistra seguendo le spiegazioni delle guide. In via XX settembre incontro un altro habitué, sta sistemando la sua pianola e lo sgabello, per tutto il giorno, pioggia permettendo, ripeterà lo stesso motivetto sperando nelle monetine lasciate dai passanti. Il giorno di Pasqua inizia e io mi ritiro. Oggi starò a casa.
Attraverso la piazza del mercato, vuota e ripulita. Come sempre hanno ritirato i banchi e tutta la spazzatura: cassette di legno e di plastica, avanzi di frutta e verdura, sacchetti e cartacce, anche la carta bianca e blu a festoni e tutte quelle bottiglie di birra lasciate a terra dalla gente dell'est europeo che affolla lo spazio davanti alla tettoia dell'orologio sbevazzando a tutte le ore del giorno. Tutto è a posto e la piazza è vuota, il pavimento in pietra è lucente di pioggia. Passo sotto le porte palatine poi verso piazza Castello. Sotto gli archi di fianco al duomo i miei passi rimbombano, non c'è ancora nessuno in giro, neanche la solita zingara che se ne sta sempre qui seduta a terra con la mano tesa augurando a tutti tanta fortuna. Mentre scendo verso via Po sotto i portici di piazza Castello incontro il mendicante cieco che sta andando a posizionarsi sull'angolo con via Accademia delle Scienze e per tutto il giorno chiederà l'elemosina ripetendo la solita litania. Vado a bere il cappuccino da Antonio. Antonio ha aperto da poco ma è già allegro e pimpante. Fischietta canta mentre disegna ghirigori di schiuma di latte sulla tazza. Passo a prendere il giornale e rientro, ha smesso di piovere, ma sarà per poco. Passo ancora in piazza Castello e sento da lontano la voce inconfondibile del mendicante cieco che ha iniziato la giornata: 'tanti auguri a voi e alle vostre famiglllie ...non c'è denaro che valga la visssta'. La piazza è più animata ora, gruppi di turisti guardano nella stessa direzione, ora a destra, ora a sinistra seguendo le spiegazioni delle guide. In via XX settembre incontro un altro habitué, sta sistemando la sua pianola e lo sgabello, per tutto il giorno, pioggia permettendo, ripeterà lo stesso motivetto sperando nelle monetine lasciate dai passanti. Il giorno di Pasqua inizia e io mi ritiro. Oggi starò a casa.
Il pane per Omar
Più del solito oggi il mercato è un esplosione di gente e di colori. Domani è Pasqua. Io non andrò via, il tempo è brutto e si prevede ancora pioggia. Con fatica riesco a fare spesa: pane e cose varie per i panini, se il tempo migliorasse andrò a fare una camminata sulle colline di Torino. Il mercato sotto la tettoia dell'orologio è gremito di gente, si fa fatica a camminare, ugualmente affollato è il mercato dei contadini.
Nonostante la pioggia i banchi sono tanti, ci sono tutti i soliti produttori e anche tanti nuovi venditori occasionali. E quanti colori, molti espongono grandi mazzi di lillà, e lunghi rami di fiori di pesco, poi fiori gialli, fiori rossi insieme alle tante erbe tipiche della stagione. La primavera è esplosa, ma il tempo continua ad essere incerto.
Ho fatto un giro presto, perchè sapevo che più tardi sarebbe stato troppo affollato. Una meraviglia come sempre, un bagno di folla di colori e di odori.
Tornata a casa sotto la pioggia, posando le mie borse noto una scritta con il pennarello sul sacchetto del pane: OMAR UNA CIABATTA GIALLA. Mi sono ritrovata il sacchetto di Omar. La panettiera sicuramente aveva messo da parte il sacchetto con il pane per Omar, ma Omar oggi forse non ha comprato il pane, oppure chissà, ne ha comprato più del solito e il sacchetto non è servito, così lo ha riciclato ed è toccato a me.
Nonostante la pioggia i banchi sono tanti, ci sono tutti i soliti produttori e anche tanti nuovi venditori occasionali. E quanti colori, molti espongono grandi mazzi di lillà, e lunghi rami di fiori di pesco, poi fiori gialli, fiori rossi insieme alle tante erbe tipiche della stagione. La primavera è esplosa, ma il tempo continua ad essere incerto.
Ho fatto un giro presto, perchè sapevo che più tardi sarebbe stato troppo affollato. Una meraviglia come sempre, un bagno di folla di colori e di odori.
Tornata a casa sotto la pioggia, posando le mie borse noto una scritta con il pennarello sul sacchetto del pane: OMAR UNA CIABATTA GIALLA. Mi sono ritrovata il sacchetto di Omar. La panettiera sicuramente aveva messo da parte il sacchetto con il pane per Omar, ma Omar oggi forse non ha comprato il pane, oppure chissà, ne ha comprato più del solito e il sacchetto non è servito, così lo ha riciclato ed è toccato a me.
giovedì 5 marzo 2009
What a wonderful world
Piove e fa freddo, fa freddo e piove da almeno tre giorni. Ma non ho voluto chiudermi in casa neanche oggi. Sono uscita ho deciso di fare una passeggiata sotto l'acqua, ma dove andare?
Piazza Castello e via Po sotto i portici, poi avevo voglia di tuffarmi in un quadro diverso da quello delle vie e delle piazze argentate e lucenti d'acqua, pur belle, ma desideravo soprattutto un posto asciutto!
Un caffé da Antonio. Antonio gestisce in via Po il caffè dell'Università. Qui, oltre che all'asciutto si fa un tuffo nel passato. Il locale è in stile liberty, i due gestori due personaggi fuori dal tempo, sulle pareti ritratti di Dean Martin, Frank Sinatra, Elvis e altri grandi dell'epoca, immancabile un sottofondo musicale di buon vecchio jazz.
Antonio stava preparando una cioccolata a ritmo di musica, mentre la voce calda di Louis Armstrong diffondeva nel locale Oh when the saints go marching in Oh when the saints go marching in .... due chiacchiere con Antonio, poi, sulle ultime note di What a wonderful world ancora cantata da Armstrong, sono uscita sulle strade d'argento diretta a Porta Palazzo.
Al mercato mancavano parecchi banchi di abbigliamento e articoli vari, con questa pioggia solo i cinesi resistevano imperterriti, loro lavorano sempre. I banchi di frutta e verdura invece c'erano tutti. Sotto i teli pesanti e zuppi d'acqua i venditori allegri ed urlanti come sempre, invitavano i clienti all'acquisto. Certo, la gente mangia tutti i giorni e conviene esserci. Mi sono infilata tra gli ombrelli d'ogni colore che procedevano ondeggiando sotto un'acqua implacabile.
Ho comprato un po' di frutta, ho infilato i pacchetti nella borsa di tela umida ho ritirato il resto mentre goccioloni freddi mi cadevano sulla mano. Cercando di evitare le pozzanghere più grosse mi sono avviata verso casa con le note di Armstrong ancora in testa:
And I think to myself, what a wonderful world
Yes, I think to myself, what a wonderful world
YES IT'S WONDERFUL, ma non è un po' troppo umido?
Piazza Castello e via Po sotto i portici, poi avevo voglia di tuffarmi in un quadro diverso da quello delle vie e delle piazze argentate e lucenti d'acqua, pur belle, ma desideravo soprattutto un posto asciutto!
Un caffé da Antonio. Antonio gestisce in via Po il caffè dell'Università. Qui, oltre che all'asciutto si fa un tuffo nel passato. Il locale è in stile liberty, i due gestori due personaggi fuori dal tempo, sulle pareti ritratti di Dean Martin, Frank Sinatra, Elvis e altri grandi dell'epoca, immancabile un sottofondo musicale di buon vecchio jazz.
Antonio stava preparando una cioccolata a ritmo di musica, mentre la voce calda di Louis Armstrong diffondeva nel locale Oh when the saints go marching in Oh when the saints go marching in .... due chiacchiere con Antonio, poi, sulle ultime note di What a wonderful world ancora cantata da Armstrong, sono uscita sulle strade d'argento diretta a Porta Palazzo.
Al mercato mancavano parecchi banchi di abbigliamento e articoli vari, con questa pioggia solo i cinesi resistevano imperterriti, loro lavorano sempre. I banchi di frutta e verdura invece c'erano tutti. Sotto i teli pesanti e zuppi d'acqua i venditori allegri ed urlanti come sempre, invitavano i clienti all'acquisto. Certo, la gente mangia tutti i giorni e conviene esserci. Mi sono infilata tra gli ombrelli d'ogni colore che procedevano ondeggiando sotto un'acqua implacabile.
Ho comprato un po' di frutta, ho infilato i pacchetti nella borsa di tela umida ho ritirato il resto mentre goccioloni freddi mi cadevano sulla mano. Cercando di evitare le pozzanghere più grosse mi sono avviata verso casa con le note di Armstrong ancora in testa:
And I think to myself, what a wonderful world
Yes, I think to myself, what a wonderful world
YES IT'S WONDERFUL, ma non è un po' troppo umido?
mercoledì 4 marzo 2009
sabato 31 gennaio 2009
I giorni della merla
Sono rientrata da un altro viaggio: Etiopia. Un viaggio in Africa lascia sempre un segno profondo, spesso doloroso. E' passata una settimana e stamattina per la prima volta mi sono sentita in Italia, a Torino, a Porta Palazzo. Un bel balzo dal caldo etiope al gelo dei giorni della merla.
In settimana avevo fatto qualche giro al mercato, ma la testa era ancora lontana e non trovavo tra i contadini le facce di sempre. Forse il gran freddo li aveva tenuti lontani? Oppure in gennaio non c'è molto da offrire e non val la pena spostarsi? Forse un po' tutt'e due.
Oggi è sabato 31 gennaio, si gela, ma c'è il sole ed ho ritrovato tra la gente l'energia di sempre.
Sulla piazza un colore predomina su tutti, un colore e un profumo che richiamano il tepore, il clima mite del nostro meridione. L'arancio degli agrumi. Montagne di cassette piene di aranci, sui banchi piramidi di ogni sorta di frutti di colore arancio. Così tanti agrumi e magari tutti venduti in una sola giornata!
Le grida dei venditori si incrociano:
Solo qui il vero tarocco.
Dolcissimi e senza semi signora!
Le arancebbelle di Sicilia,
Trecchilidueeuro assaggi signora!
Mi sposto sotto la tettoia dei contadini, i banchi ci sono quasi tutti, ma è ancora un po' sotto tono. Il colore che predomina è il verde in tutte le sue tonalità, interrotto dall'arancio sì, ma è l'arancio delle zucche. Qui si sente ancora l'inverno.
Perfino la signora delle uova è meno rapida del solito. Il viso già minuto si perde dentro un groviglio di sciarpe tenute insieme dal cappuccio del giaccone, le dita magre e viola escono dai guanti tagliati e si muovono a fatica. Parla e racconta, racconta di quanta neve è venuta a Carrù, di come han dovuto scaricare il tetto e non è finita, da stasera riprenderà a nevicare e lei ha un gran raffreddore e il fratello ha 'la sciatica', ma dice queste cose senza lamentarsi, è così e basta, è normale. Passerà. Non ha le solite cataste di uova da vendere, ne ha meno del solito, forse con il freddo anche le galline producono meno uova? Vorrei chiederglielo, ma intanto mi ha servita e mi ha dato la ricetta per fare strudel.
Freddo freddo, ho anch'io le mani intirizzite, non sento più i piedi e il naso è gelato, faccio un ultimo giro tra i banchi, vedo qualcosa di diverso: tra le verdure tipiche della stagione fredda, tra cavoli e porri compaiono i primi segnali della primavera, i girasoli, i primi girasoli della stagione.
In settimana avevo fatto qualche giro al mercato, ma la testa era ancora lontana e non trovavo tra i contadini le facce di sempre. Forse il gran freddo li aveva tenuti lontani? Oppure in gennaio non c'è molto da offrire e non val la pena spostarsi? Forse un po' tutt'e due.
Oggi è sabato 31 gennaio, si gela, ma c'è il sole ed ho ritrovato tra la gente l'energia di sempre.
Sulla piazza un colore predomina su tutti, un colore e un profumo che richiamano il tepore, il clima mite del nostro meridione. L'arancio degli agrumi. Montagne di cassette piene di aranci, sui banchi piramidi di ogni sorta di frutti di colore arancio. Così tanti agrumi e magari tutti venduti in una sola giornata!
Le grida dei venditori si incrociano:
Solo qui il vero tarocco.
Dolcissimi e senza semi signora!
Le arancebbelle di Sicilia,
Trecchilidueeuro assaggi signora!
Mi sposto sotto la tettoia dei contadini, i banchi ci sono quasi tutti, ma è ancora un po' sotto tono. Il colore che predomina è il verde in tutte le sue tonalità, interrotto dall'arancio sì, ma è l'arancio delle zucche. Qui si sente ancora l'inverno.
Perfino la signora delle uova è meno rapida del solito. Il viso già minuto si perde dentro un groviglio di sciarpe tenute insieme dal cappuccio del giaccone, le dita magre e viola escono dai guanti tagliati e si muovono a fatica. Parla e racconta, racconta di quanta neve è venuta a Carrù, di come han dovuto scaricare il tetto e non è finita, da stasera riprenderà a nevicare e lei ha un gran raffreddore e il fratello ha 'la sciatica', ma dice queste cose senza lamentarsi, è così e basta, è normale. Passerà. Non ha le solite cataste di uova da vendere, ne ha meno del solito, forse con il freddo anche le galline producono meno uova? Vorrei chiederglielo, ma intanto mi ha servita e mi ha dato la ricetta per fare strudel.
Freddo freddo, ho anch'io le mani intirizzite, non sento più i piedi e il naso è gelato, faccio un ultimo giro tra i banchi, vedo qualcosa di diverso: tra le verdure tipiche della stagione fredda, tra cavoli e porri compaiono i primi segnali della primavera, i girasoli, i primi girasoli della stagione.
giovedì 1 gennaio 2009
lunedì 22 dicembre 2008
mercoledì 10 dicembre 2008
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